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Mar 07

Sorelle d’Italia, l’Italia s’è desta!

Anita Garibaldi

(Il 16 maggio 1797 le truppe francesi invasero Venezia. Con la restaurazione ed il Trattato di Campoformio tra francesi ed austriaci, il 17 ottobre 1797 termina la Municipalità provvisoria di Venezia e vengono ceduti all’Austria Veneto, Friuli, Istria, Dalmazia, Cattaro e le isole Ionie. Nasce la Provincia Veneta dell’Austria, comprendente all’incirca gli attuali Veneto e Friuli: una comune provincia, non uno stato Veneto, sotto Francesco II d’Asburgo Lorena, con l’ingresso degli austriaci in città il 18 gennaio 1798. La ricaduta in termini di peso economico e politico della città fu ragguardevole.

A seguito della restaurazione dopo il periodo napoleonico, il 9 giugno 1815, con il congresso di Vienna, Venezia passò al Regno Lombardo-Veneto, di cui divenne una delle due capitali, e capoluogo della provincia omonima. La città partecipò alle lotte risorgimentali. Il 17 marzo 1848, i patrioti veneziani insorsero e liberarono Daniele Manin e Niccolò Tommaseo. Dopo il ritiro degli austriaci, venne nuovamente proclamata la Repubblica, cui aderirono gran parte delle città della Terraferma, affidata ad un triumvirato. Nel 1849, Venezia resistette per quattro mesi ad un lungo assedio austriaco, arrendendosi solo il 18 agosto, a causa della fame e di una grave epidemia di colera. Dopo la Terza Guerra d’Indipendenza, il plebiscito del 21 e 22 ottobre 1866 sancì l’annessione al Regno d’Italia).

(donne senza onori e cittadinanza)

Il 21 ottobre 1866 a Venezia, appena annessa all’ Italia, una folla di donne invase la piazza San Marco, sventolando fazzoletti bianchi, inscenando una manifestazione di festa, ma anche di protesta. Quest’orda di donne manifestanti volle esprimere rancore per la loro esclusione dall’avere un ruolo od un’opinione sul nuovo governo della città.

Si tratta della prima manifestazione “suffragista” della Storia d’Italia. Questo episodio fu il primo di tanti altri, dove donne di tutt’ Italia si unirono per rivendicare i propri diritti, tra i quali anche quello di poter partecipare attivamente alla vita politica del paese. Sebbene le forti proteste, il desiderio di queste impavide Italiane non fu ascoltato. Eppure non si deve anche a loro l’unificazione dell’Italia?

Malgrado l’impossibilità di partecipare attivamente alla vita politica del paese, le italiane non si scoraggiarono e continuarono a espandere il patriottismo con l’azione sotterranea e impalpabile fatta di mobilitazione, di educazione, di trasformazione dei comportamenti, dei sentimenti, dei culti. Così erano andate a costruire l’identità nazionale nella quotidianità, a tessere l’ unità a partire dalle relazioni.

Molte donne, soprattutto borghesi, si impegnarono nell’attività cospirativa. Una donna molto famosa in questo ambito fu Clara Maffei, amica di Manzoni e di Verdi. Non sempre era andata così liscia: molte erano state costrette all’esilio; altre erano finite nelle maglie della polizia, denunciate e processate a migliaia. Ma, soprattutto, le donne avevano partecipato in primo piano nell’estate del ’48. Da Palermo a Venezia, da Milano a Brescia, l’insurrezione le aveva viste mobilitate in prima linea con gli uomini, a costruire barricate, a confezionare cartucce, a fare da vivandiere, a organizzare infermerie e ospedali. Per esempio a Venezia, … dove le donne avevano fondato la Pia associazione per supporto ai militari, coordinata, tra le altre, da Elisabetta Michiel Giustinian e Teresa Perissinotti Manin, con il compito di occuparsi dell’ equipaggiamento delle truppe e dell’ assistenza ai feriti. Così a Roma, nel ‘ 49, Mazzini aveva affidato a una specie di «triumvirato femminile», la direzione del Comitato di soccorso ai feriti, che arruolerà centinaia di infermiere.

Alcune avevano anche imbracciato le armi e combattuto sulle barricate. Travestite da uomini, erano andate a combattere nelle guerre dette “mazziniane”, assumendo come modello Anita Ribeiro da Silva, moglie di Garibaldi, che a fianco dell’ eroe si batterà fino alla morte, anche se incinta. Ma a molte di loro non fu concesso di combattere per l’unità: la richiesta formale avanzata da alcune veneziane di costituire un battaglione femminile della Guardia civica, era stata respinta dal comandante. La donna in armi, rappresentava una categoria troppo rivoluzionaria rispetto all’ordine sociale . E nel ‘ 48 erano fioriti anche i primi giornali di donne, prova di come la partecipazione potesse innescare processi di consapevolezza di diritti sessuati, aspirazioni di «risorgimento delle donne e della nazione». Molte avevano pagato questo impegno con il carcere e con la vita stessa.

Anche se influenzarono enormemente il corso della storia, alle donne fu attribuito un ruolo gregario di «ispiratrici» e «ancelle» dei «fratelli d’ Italia», veri fondatori dello Stato nazionale. Tutti i loro sforzi furono apparentemente cancellati dalla storia e ridimensionate alla visione di una madre che offre in sacrificio i figli.

Sarà proprio a partire da questa esperienza di diritti negati che prenderà vita, nel secondo Ottocento, il movimento di emancipazione delle donne, per rivendicare una piena inclusione nella sfera della cittadinanza, a partire dall’ esser madri sì, ma cittadine, come specificheranno Anna Maria Mozzoni e Gualberta Beccari. Iniziava così un percorso lungo e tortuoso, non ancora pienamente concluso.

Bibliografia:

G. Benvenuti, Le Repubbliche Marinare. Amalfi, Pisa, Genova, Venezia, Newton & Compton editori s.r.l., Roma 1989

Sergio Baldan, Il conclave di Venezia. L’elezione di papa Pio VII I dicembre 1799 – 14 marzo 1800, Marsilio 2000

M. Schwegman, Gualberta Alaide Beccari. Emancipazionista e scrittrice, Pisa, Domus Mazziniana 1996

L. Gazzetta, La rivoluzione pacifica: istruzione, lavoro ed emancipazione femminile nella rivista “La donna”, in «Bollettino del Museo Civico di Padova», LXXXIV (1995), pp. 249-270

Ead., Figure e correnti dell’emancipazionismo post-unitario in Donne sulla scena pubblica. Società e politica in Veneto tra Sette e Ottocento, a cura di N.M. Filippini, Milano, Franco Angeli 2006, pp. 138-183

 

Agnese Berton, della Classe III B: Istituto comprensivo “F. Morosini” di Venezia