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Giu 04

La storia di una sedia

Io sono una sedia, non ho nome o cognome, ma solo una data di nascita: quando è stato tagliato il mio tronco di un’imponente quercia di Mestre, il 7 novembre 2014. Da quanto ho sentito dire a dei taglialegna, sarei dovuto andare in una scuola di Venezia, mi pare Morosini; questo è un grande onore per me, perchè ho scoperto che quella è una scuola dove vanno solo la migliori sedie (anche se non so ancora perchè). Divenuto una sedia, mi portarono in una barca con altre 50(sedie) circa mie simili, e quando entrammo, salimmo in ascensore fino all’ ultimo piano. Oltre alla tensione che avevo di entrare in una scuola così famosa, avevo anche paura, perchè dall’ultimo piano si sentivano le urla di una signora arrabiata, urla così forti,che mi accompagnarono per tutto il viaggio, dal primo fino all’ultimo piano.Arrivai in aula con un carretto:ero in prima fila e me la stavo facendo sotto.Gli uomini che mi portarono, aprirono la porta e vidi la donna che mi metteva tanta paura:una gentile signora che insegnava arte a ragazzi di 13 o 14 anni. Mollò un ultimo urlo dicendo “ecco, queste sono le sedie su cui dipingerete i quadri che avete stampato, e su cui si sederanno i bambini di prima”. La signora si avvicinò e incominciò a parlare di prezzi coi due uomini, mentre tutti i ragazzi ci guardavano. Suonò la campanella, gli uomini e la professoressa si diedero la mano e i ragazzi, finalmente con l’ espressione felice, uscirono dalla classe con le loro cartelle.Noi sedie aspettammo ore e giorni finchè, dopo una settimana, tornarono gli stessi ragazzi, questa volta muniti di grembiulino e pennelli, tutti emozionati per la lezione di arte. Ma….Noi sedie cosa c’ entravamo? A questa domanda mi risposi da solo dopo circa 7 minuti di spiegazione a squarcia gola della professoressa. Quei ragazzi…ci volevano pitturare!!!
Nessuna sedia da quando sono nato mi ha mai detto che un giorno sarei stata dipinta! Eppure era così:quei pennelli colorati e bagnati sarebbero finiti nella mia faccia.A me si avvicinarono due ragazze con la tavolozza piena di rosa e dopo un paio di segni con la matita iniziarono a colorarmi. Nel giro di poche ore avevano finito…Avevano disegnato un unicorno sulla mia faccia! Era un po’ vergognoso, ma devo dire che era venuto abbastanza bene e anche la professoressa la pensava così. Mi portarono in una specie di soffitta assieme ad altre sedie dipinte: sedie con disegni di cartoni animati o dipinti veri e propri. Rimanemmo la più di un mese, finchè ci portarono in un campo pieno di ragazzi tutti molto felici e ad un certo punto le due ragazze che mi avevano dipinto mi portarono in mezzo al campo e mi alzarono mentre piangevano di gioia. Da quello che ho capito, avevo vinto il concorso “careghetta d’ oro” come disse la professoressa urlando più che mai. Questa è la storia della mia bellissima vita, adesso sono in classe a far sedere ragazzi e ciò mi rende felice, perchè è questo lo scopo della mia esistenza.

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