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Mar 27

La giornata della memoria e le pietre d’inciampo

La Giornata della Memoria

a cura di Emma Bruttocao – Carolina Borghese

classe IIE, San Provolo.

Nella giornata della memoria vengono ricordati i sei milioni di ebrei morti nei campi di concentramento.
Molti di loro furono prelevati con forza dalle loro case e fatti salire in un treno che li avrebbe poi condotti in Germania o in Polonia.
Ancora oggi molti dei sopravvissuti a questa strage si rifiutano di raccontare l’esperienza vissuta perché ancora traumatizzati. Altri invece hanno deciso di ricordare la loro storia scrivendo un libro in modo tale che tutti potessero venire a conoscenza delle violenze subite.
Per capire l’importanza e il vero significato di questa giornata, la scuola ci ha accompagnato in visita al Ghetto ebraico.
Per arrivare in questo luogo abbiamo percorso tutta la Strada Nuova dove sono state collocate le “pietre d’inciampo” .

Le “pietre d’inciampo” sono delle piccole “mattonelle” collocate nella pavimentazione in masegni ma leggermente rialzate dal terreno, in modo tale che la gente vi “inciampi” e in quel momento ricordi tutte le ingiustizie e tutto il male che ha dovuto subire la popolazione ebraica.
In queste pietre sono trascritti i nomi e le date di nascita e morte degli ebrei che furono prelevati con forza dalle loro case e deportati nei campi di sterminio. Esse sono collocate di fronte alle porte di ingresso delle loro vecchie abitazioni.

La persecuzione degli ebrei iniziò in Germania quando fu eletto come primo Ministro Adolf Hitler nel 1933.
Nel 1938 vengono emanate dallo stesso Hitler le leggi razziali che daranno inizio allo sterminio di una popolazione.
In quel periodo in Italia il potere è in mano a Mussolini, sostenitore di Hitler, che introdurrà le stesse leggi contro il popolo ebraico.
Da quel momento, tutti coloro che appartenevano alla religione ebraica dovevano portare attaccata la stella “giudaica” per poter essere riconosciuti.

Pietre d’inciampo a Venezia

Le persecuzioni verso gli ebrei continuarono fino al 10 novembre del 1938 quando a Berlino ci fu quella che venne chiamata La notte dei cristalli. Quel giorno i soldati tedeschi rompono i vetri di tutte le botteghe ebraiche, distruggendo tutte le loro botteghe e attività. In poco tempo gran parte degli ebrei perde così il lavoro.
A Venezia, come in gran parte delle città europee, gli ebrei vengono “allontanati” e rinchiusi in un quartiere a loro dedicato : il ghetto.

Il termine ghetto nasce a Venezia attorno al 1500 circa e stava ad indicare il “sestiere” abitato appunto dagli ebrei: una particolare zona di Venezia che veniva usata come fonderia.
Dal 16° secolo, in tutta Europa, tale parola divenne denominazione di ogni quartiere cittadino ebraico.
Il ghetto a Venezia ha una caratteristica particolare: le case, a differenza di tutto il resto della città, hanno un numero maggiore di piani, e ciò perché in tale quartiere molto ristretto doveva vivere e abitare una “popolazione” molto numerosa che andava inoltre sempre più aumentando.

Il Ghetto di Venezia. Campo del Ghetto Novo

Case in campo del Ghetto Novo Venezia.

Ad un’ora stabilita dalla Repubblica Serenissima, le porte del ghetto venivano chiuse e nessuno poteva più uscire. Venezia era una repubblica aperta alle varie culture e popolazioni ma allo stesso tempo voleva avere un controllo su tutti i suoi abitanti, stranieri e non.
Durante il periodo della Serenissima Venezia, ospitando gli ebrei, si pose anche contro la Chiesa di Roma tanto da ricevere addirittura delle scomuniche.
Durante il nazismo a Venezia gli ebrei furono trattenuti al carcere di Santa Maria Maggiore e vicino ai Gesuiti, in quello che attualmente è il Liceo Foscarini.
La giornata del 5 dicembre 1943 fu una delle più tremende per gli ebrei veneziani: gran parte di loro, non solo in quel giorno ma anche nei seguenti, vennero prelevati con violenza dalle loro case e portati ad Auschwitz – Birkenau. Lì morirono in molti, sia causa delle tremende condizioni di vita dei lager sia perché uccisi nelle camere a gas.
Gli ebrei veneziani deportati e morti ad Auschwitz furono 246. Essi sono ricordati su un grande muro in Campo del Ghetto Novo dove sono trascritti tutti i loro nomi.

Il binario che portava ad Auschwitz.

“Arbeit macht frei”: Il lavoro rende liberi. Triste scritta all’entrata del campo di concentramento di Auschwitz.

Il 6 giugno 1944 l’esercito americano sbarcò in Normandia per aprirsi un nuovo fronte di attacco verso la Germania nazista e nel maggio del ’45 Berlino, la capitale nazista, cadde per mano delle truppe sovietiche.
Il dittatore Adolf Hitler si suiciderà nel suo bunker sotterraneo per sfuggire alla cattura da parte dei sovietici.
Il 27 gennaio 1945 l’armata russa libera i pochi ebrei rimasti nei campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau.
Con la fine della guerra la persecuzione del popolo ebraico finì.

Il ricordo di questa giornata è un “dovere” per tutti, è prendere coscienza di ciò che è successo, riconoscere il male che è stato fatto a delle persone solo perché appartenenti ad un’altra religione e quindi “diverse”.
Tutto questo deve avere quindi il significato di insegnamento, soprattutto per le generazioni future, per non ripetere gli stessi errori.
Non dovrà mai esserci qualcuno che predomina sugli altri e la “diversità” deve essere considerata come “molteplicità” che anzi aiuta a crescere ed arricchirci.
Questo è importante perché ancora oggi infatti ci sono situazioni politiche e sociali che tendono a discriminare.

 

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