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Giu 01

L’uscita didattica a Torcello

Carolina Borghese – Emma Bruttocao, classe IIE, San Provolo

L’isola di Torcello

Tra le isole ancora abitate e facilmente visitabili della laguna di Venezia, Torcello, da molti chiamata erroneamente Torricelli, è quella situata più a nord. Qui vivono appena una decina di abitanti in case prevalentemente coloniche, la cui unica fonte di sostentamento è il turismo.

Torcello offre da subito ai suoi visitatori un’atmosfera d’altri tempi. Seguendo il lungo viale che porta alla piazza e che costeggia il rio principale, ci si immerge pian piano in un paesaggio che sembra rimasto al periodo del tardo impero romano. A metà di questa passeggiata, ci si imbatte nel famoso Ponte del Diavolo, dove ci siamo fermati per scattare qualche foto, e ascoltare la sua leggenda.

La leggenda del Ponte del Ponte del Diavolo
Durante l’occupazione austriaca a Venezia, una giovane ragazza s’innamora di un soldato austriaco che purtroppo morì dopo poco. La ragazza, distrutta dal dolore, non mangiava più così, un amico di famiglia, le presentò una maga che avrebbe potuto aiutarla. La maga disse alla ragazza che l’unico modo per rincontrare il suo amato sarebbe stato farsi aiutare dal diavolo.
Così le due si incontrarono con il diavolo sull’omonimo ponte. Il diavolo disse loro che la giovane avrebbe potuto incontrare il suo amato solo se gli avesse portato sette anime di bambini morti non battezzati.
La sera del 24 dicembre, sullo stesso ponte, le due donne si rincontrarono con il diavolo, che diede loro la chiave per entrare nella dimensione parallela in cui avrebbe potuto trovare il giovane. I due si ritrovarono e scomparirono nel nulla.
La vecchia però non era riuscita a trovare le sette anime dei bambini e quindi assicurò al diavolo che entro pochi giorni avrebbe avuto quello che voleva. La notte seguente però, la vecchia morì in circostanze misteriose. Quindi il diavolo non ricevette mai le sue sette anime. Si dice che ogni anno, a mezza notte del 24 dicembre, il diavolo si presenti nelle sembianze di un gatto nero ad aspettare la vecchia con le sue anime.
Ad oggi non si conosce ancora l’origine del nome “Ponte del Diavolo”. Alcuni affermano che Diavoli era il soprannome di una famiglia locale, altri che il nome derivi dalla leggenda narrata sopra, altri ancora parlano di un’ulteriore leggenda, secondo la quale sarebbe stato il Diavolo a costruire il ponte in una sola notte. Il fatto che il ponte sia privo del parapetto sarebbe legato al sopraggiungere dell’alba e all’impossibilità di terminare l’opera.
Poco più avanti un secondo ponte porta alla piazza del paese, ancora interamente in terra battuta e ghiaia.

I Reperti Archeologici

Nella piazza principale salta subito all’occhio un trono in marmo posto al centro di questo spazio: il cosiddetto Trono di Attila. Tale trono, erroneamente attribuito al famoso condottiero degli unni, appartenne probabilmente al Vescovo di Torcello o a qualche tribuno dell’isola.
Sul lato sinistro della piazza si trova il Palazzo del Consiglio, in stile gotico ed edificato nel ‘400.

Il Trono di Attila
“Il trono di pietra che ancora oggi si trova davanti alla Chiesa dell’isola, sarebbe stato usato da Attila, re degli Unni, dopo aver invaso Torcello, isola in cui si erano rifugiati gli abitanti della vicina Altino”. Questo è quello che narra la leggenda, ma in realtà l’avanzata degli Unni si fermò ad Aquileia. Il cosiddetto trono di Attila, che ancora oggi si trova davanti alla cattedrale di Torcello, risale al V secolo dopo Cristo, periodo in cui nacque la prima comunità sull’isola.
Esso veniva usato dal governatore dell’isola di Torcello quando amministrava la giustizia e durante le riunioni del consiglio.

La storia dell’isola
Il toponimo Torcello deriverebbe secondo la tradizione, dal nome di una delle porte dell’antica città romana di Altino oppure, secondo un’altra etimologia, il termine risalirebbe al vocabolo Dorceum, cioè “isolotto paludoso emerso”, barena.
Nel 639 dopo la caduta della loro città in mano longobarda, gli abitanti di Altino si rifugiarono in massa nelle isole della laguna e tra le paludi la vita cominciò a riorganizzarsi. Gli Altinati partirono dalla città portando con sé i loro tesori materiali e spirituali, in modo particolare le reliquie di sant’Eliodoro, primo vescovo di Altino e patrono in seguito del territorio torcellano.
La testimonianza archeologica più importante di questo periodo è data dall’epigrafe della Cattedrale di Torcello, ora posta nella parete a sinistra dell’altare maggiore, rinvenuta nel 1895.
I secoli X-XI furono il periodo di massimo splendore per l’isola.
Risale infatti al 1008 la ricostruzione della Cattedrale per opera del vescovo Orso, figlio del doge Pietro Orseolo II, lavori che diedero alla basilica la forma attuale dalla struttura architettonica tipicamente esarcale. In questo periodo, inizia anche la costruzione del celebre campanile.
Nel secolo XV però si cominciarono ad avvertire i segnali di una crisi che porterà Torcello ad un lento declino, causato da diversi motivi.
Una delle cause dello spopolamento del territorio della laguna superiore fu senza dubbio l’interramento dei fiumi, in modo particolare del Sile che ridusse Torcello e le isole limitrofe a terreni paludosi, sistematicamente infestati dalla malaria e invasi da serpi e bisce. L’acqua alta allagò i territori che vennero poco coltivati; le pietre vennero vendute come materiale da costruzione per nuovi edifici a Venezia, come nel caso dei marmi della chiesa di Sant’Andrea di Ammiana, utilizzati per la costruzione della Basilica di San Marco.
Le principali attrazioni
A sinistra della piazza di Torcello e di fronte si trovano rispettivamente il Palazzo del Consiglio in stile gotico (edificato nel ‘400 e al tempo sede del governo dell’isola) e il Palazzo dell’Archivio. Entrambi costituiscono il Museo di Torcello, pregevole raccolta di reperti archeologici di epoca tardo-latina, bizantina e medievale, tutti rinvenuti nell’isola. Il Palazzo del Consiglio fu comprato nel 1870 dal conte Torelli che, dopo un restauro durato 2 anni, lo donò alla Provincia di Venezia. Si potè costituire allora nel 1887 il “Museo dell’Estuario” poi ribattezzato con il nome di “Museo di Torcello”.

A destra della Piazza di Torcello si trova la Chiesa di Santa Fosca costruita tra l’XI e il XII secolo che fu salvata per miracolo dalla distruzione decisa nel 1811, dal governo francese. Ha una pianta a croce greca con tre navate. La cupola è in legno, rivestita in pietra poiché più leggera. A sinistra Poco più avanti di questa graziosa chiesetta di Torcello si scorgono i resti di quello che un tempo fu il Battistero (a forma circolare, VII secolo). Durante le maree sostenute, si può vedere acqua marina al suo interno, ricordandoci che siamo pur sempre in laguna.

Infine si arriva alla Cattedrale di Torcello, fondata nel 639 per ordine di Isaacio Esarca di Ravenna. L’edificio subì profondi restauri
nel 864 e nel 1008 ma l’attuale costruzione appare come tipica del periodo veneto-bizantino (XI secolo).

Questa chiesa rappresenta la costruzione monumentale più antica di tutta la laguna di Venezia.
L’interno ha un ambiente solenne con una pavimentazione formata da ricchi mosaici marmorei. Sulla parete di ingresso è posto un meraviglioso mosaico, il Giudizio Universale.

Il mosaico del Giudizio Universale è suddiviso in sei parti ben distinte , dall’alto verso il basso: Cristo crocifisso fra S. Giovanni e la Madonna; Gesù risorto che scende nel Limbo spezzando le catene delle anime che lo aspettavano; Gesù nell’atto di giudicare, seduto tra la Madonna, S. Giovanni e tutti i Santi. La parte inferiore del mosaico è quella propriamente del giudizio, dove gli angeli chiamano i morti dai mari e dalle terre, separando i dannati eterni da quelli destinati al Paradiso. Infine l’ultima parte del mosaico del Giudizio Universale di Torcello mostra una descrizione accurata e drammatica delle pene che subiscono i dannati all’inferno.

Sull’abside si apprezza il notevole mosaico “La Vergine e gli Apostoli”.

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