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Giu 07

Sono una sedia della professoressa Gigoli

5Sento un’insolita sensazione di calore, forse deriva dal fatto che mi trovo sotto una finestra da cui filtra qualche raggio di sole. E’ mattino e nello sconosciuto ambiente in cui mi trovo regna un silenzio alquanto inquietante. Il lato positivo della storia è che almeno non mi trovo più su quella barca nel bel mezzo del Canal Grande che, a quanto pare, mi ha portata qui. Sono circondata da mie simili che sembrano smarrite e impaurite, in effetti lo sono anche io… Poi ricordo. Ricordo quell’uomo sulla barca che farfugliava qualcosa come:”Le devo portare alla Morosini per quel concorso…” e realizzo finalmente che siamo nell’aula di un istituto. Una campana fuori suona e dopo qualche minuto ne suona una più fastidiosa e assordante, probabilmente quella della scuola. Da quel che si sente i ragazzi sono entrati. Passi pesanti risuonano vicini a me, tanto da spaventarmi. Ecco che dalla porta entrano degli adolescenti con grandi cartelline bianche. Che cosa ci faranno? Due ragazzine si avvicinano a me con facce assonnate, ma allo stesso tempo contente. Iniziano a tirare fuori degli strani tubetti colorati e dei bastoncini con i capelli all’estremità, chissà cosa sono…

Una voce squillante fa vibrare il pavimento su cui sono appoggiata:”Buongiorno patatini!” “Buongiorno professoressa!”. Quest’ultima si avvicina a me e alle due ragazze:”Avete già idee?” ma la risposta è un sonoro e secco:”no”. La professoressa le incita a lavorare. Dopo una bella mezzoretta di proposte scartate le due artiste si mettono all’opera: vogliono disegnare un bosco in primavera. Mi guardo un po’ intorno mentre le ragazze sono intente a tingermi di cielo e d’erba. Tutte le mie sorelle sono state dipinte da nuovi colori, di quel giallo-marroncino spento non c’è nemmeno uno spiraglio. Se potessi ridere lo farei, perchè questi bastoncini che utilizzano fanno il solletico, spero che smettano presto. Vedo l’impegno e l’orgoglio negli occhi di queste ragazze, che continuano a ripetere:”Dobbiamo vincere!”. Anche se non sarò la sedia vincitrice, mi ricorderò sempre di loro. La campanella assordante suona nuovamente e le ragazze iniziano a deporre i loro arnesi nella cartelline. Si scambiano più volte sguardi entusiasti e fieri ed infine se ne vanno. Ne approfitto per guardare il mio riflesso su una finestra: rimango sconvolta. Mi hanno resa incredibile,il paesaggio del bosco è davvero realistico ed elaborato. Quei numerosi alberi mi ricordano la mia giovinezza, mi ricordano di quando ero un fresco alberello. Se potessi piangere schegge di legno, in questo momento, lo farei. Non ho parole per esprimere ciò che provo. Ora io non sono più una sedia pronta ad ospitare qualche fondoschiena, sono un’opera d’arte! Quelle ragazze mi hanno resa così. Allora ho un appello per voi: se mai sentirete parlare una sedia, ricordatevi di me e sappiate che io vi ho sempre nel mio cuore legnoso. Grazie ragazze!

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