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Apr 28

Uscita Didattica all’Archivio di Stato di Venezia

Classe ID – San Provolo

Martedì 11 aprile siamo andati all’Archivio di Stato di Venezia con le Prof.sse Vazzana e Bullo. La guida,la Dottoressa Schiavon, ci ha accolti e portati in quella che sembrava un’antica aula per insegnare dove ha cominciato a spiegarci tutto riguardo il luogo in cui eravamo, parlando degli Archivi di Stato in generale e in particolare di quello presente nel nostro territorio. Un Archivio conserva principalmente documenti, non libri: quello è compito della biblioteca. Sembra un dettaglio non importante, invece c’è una grande differenza. Nella nostra vita produciamo tanti documenti: il certificato di nascita, la laurea, la patente, la carta di identità… Fino al certificato di morte. Ogni documento ha una funzione diversa e per questo ci sono diversi tipi di Archivio come, ad esempio, quello della Sanità. Ma non esistono solo i documenti individuali. Ogni Stato ha un’organizzazione particolare degli Archivi, anche se generalmente esistono dei documenti di base comuni a tutti gli Stati. Qui in Italia c’è un Archivio di Stato per provincia. I documenti sono importanti da conservare perché servono a ricordare dei particolari fatti avvenuti. Purtroppo diversi documenti sono stati persi nelle rivoluzioni come quella francese o cinese. Molti documenti cinesi sono conservati nell’Archivio di Stato Veneziano grazie al viaggio compiuto da Marco Polo. Nel nostro Archivio di Stato sono conservati talmente tanti documenti da occupare 50 km e questo lo rende uno dei più importanti al mondo. Per misurare lo spazio occupato basta misurare ogni scaffale dell’Archivio con i documenti messi in piedi. La storia conservata al suo interno va fino all’Unità d’Italia nel 1866. Prima che l’Italia venisse raggruppata in un regno governato da un unico sovrano, esistevano diverse Signorie che governavano ognuna un proprio territorio: a Firenze i Medici, a Verona gli Scala, A Mantova i Gonzaga, a Padova gli Estensi e a Torino i Savoia che divennero poi i re d’Italia, ma ce n’erano molti altri. Il loro governo cominciò circa dal periodo del Feudalesimo. Una cosa curiosa di Venezia è che il governo era più democratico, infatti nelle Signorie c’erano determinate famiglie che avevano un potere ereditario, mentre a Venezia il Doge era eletto ogni anno dal popolo. Egli non governava da solo, ma assieme al Senato e al Maggior Consiglio (abbiamo un’oligarchia) formando un insieme di non più di circa seicento persone. Inoltre il territorio governato dalla Serenissima era molto più esteso: da Bergamo a Ferrara e poi verso il Medio Oriente fino a Costantinopoli (attuale Istanbul). Di quest’ultima ne controllava solo un quarto (quartiere) ed essendo distante da Venezia venne nominato il Bailo che facesse da “Vice-Doge”. Venezia aveva dei Consoli anche ad Aleppo, città ora distrutta dai bombardamenti. I Consoli erano distribuiti un po’ per tutto il Mediterraneo. La Serenissima conobbe un periodo di fiorente commercio tra il ‘300 e il ‘500. A questo punto abbiamo cominciato la vera e propria visita arrivando in un chiostro. Il nome “chiostro” deriva dal Latino “claustrum” ovvero “chiuso”. Da lì si poteva vedere la Chiesa di Santa Maria dei Frari, una chiesa francescana con il convento, dimora dei Frati Francescani, inizialmente una piccola e semplice chiesa. Quella che ora è la sala per studiare e analizzare i documenti era in realtà il refettorio (dal latino “refezione” ovvero “pasto comunitario” era la stanza dove si mangiava) e risale al 1400 circa. Vivevano in delle celle ovvero delle minuscole stanze. I Frati di quest’ordine si ispirano alla vita di San Francesco d’Assisi, patrono d’Italia, che viveva della carità altrui per vivere nella povertà come Gesù. Si vestono ancora oggi con un saio marrone tenuto stretto da una corda (invece i Domenicani utilizzano un saio bianco più raffinato). Venne donato un terreno e il necessario ai Frati per costruire la chiesa e così un po’ alla volta la edificarono, prima in legno, poi in mattoni a causa dei frequenti incendi. Il chiostro è dedicato alla Santissima Trinità simboleggiata dalle statue in bronzo sopra al pozzo: Dio Padre, alla sua destra Gesù e sopra una colomba che sprigiona luce, lo Spirito Santo. Essa non deve guardare dal lato del refettorio, bensì dal lato opposto dov’é presente la Sala del Capitolo, dove i venti Frati più importanti dovevano prendere le decisioni.


La guida ci ha fatto notare sempre sul pozzo il simbolo francescano, cioè due braccia che si incrociano, uno di Gesù con le stigmate, l’altra di San Francesco che, anche se non venne crocifisso, le presenta lo stesso, ad indicare il fatto di assomigliare il più possibile a Gesù. Entrambe abbracciano una croce.

Attorno sono presenti delle statue raffiguranti “fratres doctores”, frati dottori. Sono dei frati particolarmente dotti. Si capisce che sono dottori dal libro aperto che tengono fra le mani.


La guida ci ha condotti nel Chiostro di S. Antonio.


Siamo poi saliti per una scala con il corrimano originale, in metallo con gli appoggi al muro a forma di mano.


Da lì siamo arrivati alla balaustra sopra il Chiostro della Trinità che ha il pavimento alla veneziana.


Dopo ci siamo trovati nel cuore dell’Archivio, dove sono conservati i documenti.


Sul pavimento si può notare il mosaico raffigurante il numero 1885: data in cui la regina Margherita di Savoia venne a visitare il luogo.

Il soffitto è molto alto perché ricavato da due piani bassi di cellette dei Frati. Subito abbiamo chiesto maggiori informazioni alla guida. I documenti all’interno non hanno delle copie a parte i registri più importanti che sono stati copiati in versione digitale, però non tutti sono originali, infatti diversi vennero già copiati anticamente. All’interno dei documenti c’è sempre la data. Alcuni registri possono arrivare a pesare anche 12 kg. Alcuni sono disposti orizzontalmente in modo che non si rovinino. Certi hanno la copertina in legno e i fogli all’interno in pergamena. Normalmente sono manoscritti redatti con inchiostro e penna d’oca anche perché le prime macchine da stampa vennero inventate attorno al 1500. Altri hanno all’interno bellissime e raffinate miniature.

Le bellissime miniature.

Quelle colorate d’oro sono fatte d’oro fuso. È difficile stabilire quali documenti sono i più importanti perché dipende dal punto di vista con cui li si guarda. Anche da quello artistico si possono guardare perché oltre alle miniature sono conservati anche dei dipinti originali di famosi maestri. Gli scaffali sono quasi tutti gli originali in legno. Il più antico documento risale all’832, mentre il più recente al 1966. La guida ci ha raccontato che il convento divenne archivio nel 1815 con il Congresso di Vienna. I documenti vennero trasportati dal Palazzo Ducale fino a là in circa dieci anni. In questo periodo finì il governo napoleonico e tornarono le monarchie. Ovviamente, essendo l’Archivio enorme, servono dei cartelli per orientarsi con scritte e numeri. I fogli, ad esempio, sono numerati. Passando abbiamo notato subito il nome “Cancelleria Inferiore” e ci siamo chiesti perché dovesse essere meno importante, ma la signora ci ha spiegato che la parola “inferiore” è riferita al posto in cui erano i documenti nel Palazzo Ducale. I documenti sono raggruppati in savi, raggruppati a loro volta in circa mille buste.

Nel 1996 prese fuoco il teatro La Fenice e causò molti danni. L’Archivio è in pericolo e pericoloso in casi del genere perché contenente per gran parte materiali facilmente infiammabili come carta e legno. Infine abbiamo visitato la biblioteca. È la parte dell’ex convento dove si tenevano i libri. È interamente in legno di noce, finemente lavorato ed è formata da più pezzi solamente incastrati tra di loro. È considerata una delle più belle biblioteche. Un tempo era accessibile anche la parte superiore, adesso non più perché la balconata è considerata troppo bassa e quindi pericolosa. La visita si è conclusa con i ringraziamenti da parte della dottoressa che ci ha fatto i complimenti per come abbiamo interagito e per l’entusiasmo che abbiamo manifestato per tutta la durata della suddetta visita.

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